Il farmaco naturale presenta principi attivi fisiologici, ricavati dal regno animale o vegetale. Ne sono tipici esempi gli ormoni, i minerali e le vitamine, così come qualsiasi altro elemento indispensabile per il corretto funzionamento dell’organismo. Come da definizione, anche il farmaco naturale necessita di “essere introdotto all’interno di un organismo” e qui, la capacità di azione sui  meccanismi fisiologici, consente di tramutarli da semplici elementi nutritivi a “farmaci naturali” veri e propri, in grado di modulare, in situazioni carenziali, una o più funzioni di base.
Ma facciamo un passo indietro.

DEFINIZIONE DI FARMACO

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come farmaco “Qualunque composto naturale o di sintesi capace, quando introdotto in un organismo vivente, di modificarne una o più funzioni” (OMS, 2004).
La caratteristica fondamentale del farmaco è quindi la sua capacità di esercitare sul corpo effetti diversi, anche opposti, secondo le dosi, gli impieghi e le circostanze.
Che i farmaci siano composti “introdotti in un organismo vivente” potrebbe sembrare ovvio, ma non lo è perché alcuni di essi sono costituiti da sostanze, come gli ormoni e le vitamine, normalmente presenti nell’organismo.
Essi possono essere definiti “farmaci” solo quando sono introdotti nell’organismo dall’esterno, con effetti diversi da quelli fisiologici.
Per esempio, le vitamine sono componenti fisiologiche del nostro organismo, ma sono normalmente assunte con i cibi. In questo caso l’introduzione dall’esterno non basta a trasformarle in farmaco: lo diventano quando sono usate per prevenire o correggere i disturbi causati dalla loro mancanza.
Gli effetti dei farmaci possono essere di tipo chimico, chimico-fisico o meramente fisico.

I farmaci possono essere raggruppati in due grandi categorie:

IL FARMACO NATURALE O FARMACO FISIOLOGICO

Se si parte da un’ipotesi di lavoro solida, lo sviluppo del farmaco naturale è relativamente semplice, facile ed economico.
Il medicamento naturale non è intrinsecamente più sicuro di quello di sintesi, ma con esso il problema della sperimentazione e del collaudo si pone in maniera marginale, poiché si tratta di sostanze che la natura ha già sperimentato sull’uomo nell’evoluzione nei secoli.

È il caso dei vaccini, che riproducono le infezioni sfruttandone la capacità, dopo averne migliorato la sicurezza, di attivare il sistema immunitario.
È soprattutto il caso delle vitamine e di altri principi anti-carenziali, la cui sicurezza è ulteriormente garantita da impieghi alimentari millenari.
I farmaci fisiologici sono gli unici ad avere debellato le malattie nelle quali intervengono, poiché portano l’organismo a risolvere i propri malfunzionamenti dall’interno.

È grazie a questi farmaci che molti giovani medici non incontrano più un solo caso di scorbuto, anemia perniciosa, tetano, poliomielite, vaiolo. Un altro farmaco naturale particolarmente importante è il collagene, la proteina maggiormente presente nel corpo umano: assunta dall’esterno rafforza naturalmente l’organismo nelle sue funzioni preventive e autocurative.

IL FARMACO DI SINTESI O FARMACO “MERCENARIO”

Il termine “farmaco di sintesi” indica una sostanza non esistente in natura, creata dall’uomo. Prima di essere utilizzato in terapia deve essere sperimentato e collaudato in vitro e in vivo (sugli animali).
Il farmaco di sintesi ha una caratteristica distintiva: l’estraneità sia alla composizione dell’organismo vivente al quale è somministrato, sia al mondo naturale in genere.

Prendendo il posto dell’organismo, inoltre, tendono a esautorarlo e infiacchirlo.
Si suddividono in due sottocategorie, secondo che intervengano sui sintomi oppure sulle cause contingenti delle malattie.
La prima sottocategoria comprende analgesici, anti-infiammatori, anti-ipertensivi, antidepressivi, antipsicotici e anticonvulsivanti.
La seconda include i chemioterapici, gli antibiotici, gli antitumorali e gli anticorpi esogeni.
Il farmaco di sintesi ha salvato milioni di vite umane, ma la sua modalità di azione è di “farmaco mercenario”: esso agisce o sui sintomi o sulle cause contingenti della malattia, senza attivare le difese del corpo.
I controlli tossicologici imposti dalle autorità sanitarie, hanno aumentato la sicurezza del farmaco di sintesi, ma non sono bastati a garantirla completamente. Lo dimostra l’estensione delle “malattie da farmaci”, che secondo alcune indagini sarebbero responsabili di circa la metà dei ricoveri ospedalieri.
Oggi siamo in presenza di una crisi del medicinale di sintesi. La soluzione può venire solo da una diversa politica sanitaria, volta a rivalutare il medicinale naturale.

Le incognite e i pericoli insiti in questa caratteristica erano emersi ben prima della tragedia della talidomide, ma erano stati sottovalutati e sottaciuti.
Per esempio, oltre un secolo fa l’antipirina, sintetizzata nel 1884 da Ludwig Knorr (1859-1921), aveva rivelato una pesante tossicità renale dopo essere stata usata da migliaia di persone contro i piccoli dolori che affliggono l’esistenza quotidiana, come la cefalea e la dismenorrea.
Lo stesso danno era emerso successivamente con alcuni suoi congeneri e, prima d’arrivare al paracetamolo che sotto quest’aspetto è relativamente sicuro, si è lasciato alle spalle una sinistra sequela di malati condannati all’emodialisi. Sono seguiti molti episodi analoghi, alcuni dei quali hanno coinvolto scienziati illustri, come Robert Koch (1842-1910) scopritore del bacillo della tubercolosi.
I controlli tossicologici imposti dalle autorità sanitarie dopo la tragedia della talidomide hanno aumentato la sicurezza del farmaco di sintesi, ma non sono bastati a garantirla completamente. Lo dimostra l’estensione delle malattie iatrogene, o da farmaci, che secondo alcune indagini sarebbero responsabili di circa la metà dei ricoveri ospedalieri.
Pertanto in crisi non è il medicinale in generale, ma il medicinale di sintesi, che nella seconda metà del secolo scorso si è abnormemente moltiplicato. La soluzione può venire solo da una diversa politica sanitaria, volta a rivalutare il medicinale naturale. La Direttiva 2004/24/ce relativa ai medicinali a base di erbe prevede, per alcuni prodotti con determinati principi attivi e indicazioni d’uso, un percorso registrativo agevolato. È già molto, ma non basta. Per esempio, essa non prende in considerazione i farmaci naturali d’origine minerale e animale, che sono importanti quanto le erbe.

La distinzione tra farmaci fisiologici e mercenari racchiude una lezione di vita, oltre che di medicina.
A Mao Tse-tung si attribuisce il seguente detto: «Se vuoi aiutare il pescatore affamato, insegnagli a pescare».
Purtroppo una parte consistente della medicina e della società civile non ha tenuto sufficientemente conto di questa lezione.
È la medicina che privilegia i farmaci mercenari trascurando quelli fisiologici.
È la società civile che anziché preparare i giovani ad affrontare i problemi della vita, li risolve al loro posto.

UN ESEMPIO DI FARMACO NATURALE E FISIOLOGICO: IL COLLAGENE

La piccola, ma tangibile testimonianza dell’efficacia del farmaco naturale riguardo la collagenopatia carenziale, ovvero la carenza di collagene.

Bruno Silvestrini, fondatore di SBM, racconta: «Anni fa negli Stati Uniti fu introdotto in commercio un integratore alimentare per la cura delle unghie. Conteneva collagene, che è il loro principale costituente e, ingerito in quantità adeguate, le rafforza.
Ne dedussi che potesse essere utile anche per rafforzare il capello, che ha una costituzione analoga alle unghie. In seguito altri ebbero la stessa idea, ma io fui tra i primi a verificarla sperimentalmente nell’animale e nell’uomo. In seguito scoprii che il collagene è la principale proteina del nostro organismo, dove per la sua duttilità svolge un’incredibile varietà di funzioni.

È elastico nella cute, duro e consistente nelle unghie, filamentoso e flessibile nei capelli e nelle fibrille dell’osso, liquido nelle secrezioni.
Nell’osso funziona da matrice organica, deputata al deposito dei minerali che gli conferiscono rigidità. Senza il suo intervento, il calcio scorrerebbe via inutilizzato. Sulla cute e sulle mucose stende un velo che protegge e, svolta questa funzione, si disgrega nutrendo i tessuti sottostanti.
Il collagene è la proteina più abbondante dell’organismo, ma contemporaneamente è anche la più soggetta ad una continua perdita attraverso i capelli, le unghie, le secrezioni e in altri modi. È stato calcolato che la sua perdita giornaliera corrisponda a circa 20 g di aminoacidi. In parte sono rimpiazzati riciclando all’interno dell’organismo le proteine usurate, in parte sono assunti con l’alimentazione.

A quest’ultimo proposito, avevo notato che l’anziano tende a rifiutare la carne e altri alimenti proteici, dei quali avrebbe invece bisogno. Ricondussi questo fenomeno alla contemporanea riduzione delle capacità digestive, che comporta un eccessivo assorbimento di spezzoni di proteine indigerite, potenzialmente tossiche. Da qui l’idea di ricorrere a collagene parzialmente idrolizzato, che facilitasse l’assimilazione degli aminoacidi occorrenti all’organismo.

Ne è emerso un quadro analogo alle carenze vitaminiche, ma più poliedrico.
Il collagene parzialmente idrolizzato è stato notificato alle Autorità sanitarie e introdotto nell’uso corrente come integratore alimentare, nel rispetto della sua proprietà caratterizzante, che è di sostegno al funzionamento fisiologico dell’organismo».