Il farmaco di sintesi, ha una caratteristica distintiva: l’estraneità sia alla composizione dell’organismo vivente al quale è somministrato, sia al mondo naturale in genere.

Le incognite e i pericoli insiti in questa caratteristica erano emersi ben prima della tragedia della talidomide, ma erano stati sottovalutati e sottaciuti.

Per esempio, oltre un secolo fa l’antipirina, sintetizzata nel 1884 da Ludwig Knorr (1859-1921), aveva rivelato una pesante tossicità renale dopo essere stata usata da migliaia di persone contro i piccoli dolori che affliggono l’esistenza quotidiana, come la cefalea e la dismenorrea.
Lo stesso danno era emerso successivamente con alcuni suoi congeneri e, prima d’arrivare al paracetamolo che sotto quest’aspetto è relativamente sicuro, si è lasciato alle spalle una sinistra sequela di malati condannati all’emodialisi. Sono seguiti molti episodi analoghi, alcuni dei quali hanno coinvolto scienziati illustri, come Robert Koch (1842-1910) scopritore del bacillo della tubercolosi.
I controlli tossicologici imposti dalle autorità sanitarie dopo la tragedia della talidomide hanno aumentato la sicurezza del farmaco di sintesi, ma non sono bastati a garantirla completamente. Lo dimostra l’estensione delle malattie iatrogene, o da farmaci, che secondo alcune indagini sarebbero responsabili di circa la metà dei ricoveri ospedalieri.
Pertanto in crisi non è il medicinale in generale, ma il medicinale di sintesi, che nella seconda metà del secolo scorso si è abnormemente moltiplicato. La soluzione può venire solo da una diversa politica sanitaria, volta a rivalutare il medicinale naturale. La Direttiva 2004/24/ce relativa ai medicinali a base di erbe prevede, per alcuni prodotti con determinati principi attivi e indicazioni d’uso, un percorso registrativo agevolato. È già molto, ma non basta. Per esempio, essa non prende in considerazione i farmaci naturali d’origine minerale e animale, che sono importanti quanto le erbe.
Il medicamento naturale non è intrinsecamente più sicuro di quello di sintesi, ma ha una storia, che letta con attenzione spesso consente d’impiegarlo senza bisogno dei controlli tossicologici richiesti per i medicinali di sintesi. È il caso dei vaccini, che riproducono le infezioni sfruttandone la capacità, dopo averne migliorato la sicurezza, di attivare il sistema immunitario.
È soprattutto il caso delle vitamine e di altri principi anti carenziali, la cui sicurezza è ulteriormente garantita da impieghi alimentari millenari.