Da Ippocrate ad oggi, la storia della medicina è ricca di scoperte, ricerche e serendipità.
Questo termine poco conosciuto, indica la capacità di sfruttare con intelligenza una scoperta fortuita, combinando la buona sorte con la capacità di coglierla al volo.
Questa capacità gioca un ruolo decisivo nella ricerca scientifica, oggi come in tutta la storia della medicina.

Ippocrate, il succo di fegato e la cura della cecità

Ippocrate di Coo è vissuto dal 460 circa al 377 a.C.: con lui la medicina ha acquistato il carattere di scienza, separata dalla religione e dalla filosofia, ed è proprio a lui che va l’attribuzione della stesura del “Giuramento del medico”, che anticipò la moderna bioetica e tutt’oggi viene proclamato da ogni medico all’inizio della propria carriera.
Ippocrate fu uno dei primi a sfruttare la serendipità: utilizzò il succo fresco di fegato nel trattamento della xeroftalmia, una patologia causata dalla carenza di vitamina A, che può portare alla cecità e che si manifesta per lo più in contesti di denutrizione, sporcizia, contatto con le mosche e altri insetti, mancanza d’igiene.
Seguendo il concetto di prevenzione della salute, Ippocrate, raccolse la notizia dell’esistenza di un’isola felice dove gli abitanti vivevano in condizioni di degrado sociale, ma a memoria d’uomo non ricordavano un solo caso di xeroftalmia e di cecità.
Lì si recò e studiò le abitudini locali, scoprendo un’usanza all’epoca ritenuta sacrilega: anziché dedicare agli dei le interiora degli animali sacrificali, gli abitanti di quell’isola se ne nutrivano, considerando il fegato una vera ghiottoneria.
In realtà il fegato di bue era un ottimo anticarenziale contro i disturbi della vista e le ulcere della cornea, poiché era molto ricco di vitamina A: fu questo il primo esempio di farmaco causale anticarenziale nella storia dell’uomo.

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agrumi

Il succo di agrumi di James Lind e la cura dello scorbuto

James Lind, un medico della marina britannica, portò, circa duemila anni dopo Ippocrate, un secondo rimedio causale di tipo anticarenziale.
Parliamo del XVII secolo, periodo in cui la malattia dello scorbuto falcidiava gli equipaggi di lungo corso: essa derivava dalla carenza di vitamina C e si manifestava con emorragie gengivali, caduta dei denti, feci sanguinolente e febbri violente, seguite da una prostrazione mortale.
Lind, con criteri scientifici, arruolò un gruppo di malati di scorbuto e li “studiò”.
Li sottopose a una cura a base di succo di agrumi che grazie agli scambi commerciali, erano già diffusi in Sicilia.
Scoprì quindi che il succo degli agrumi, ricco di vitamina C, aveva un potente effetto curativo e preventivo per lo scorbuto, poiché andava a colmarne la carenza vitaminica.

Era il 1747, una data da ricordare perché corrisponde al primo studio clinico controllato dell’epoca moderna. Inoltre, Lind ricorse ad un rimedio d’origine naturale, collaudato da un precedente uso alimentare: sapeva infatti che l’unico effetto collaterale che il succo di agrumi potesse avere, era l’eventuale irritazione della mucosa orofaringea.
Lind però non si fermò alla scoperta scientifica, ma si battè per tradurla in pratica e diffonderla, chiedendo udienza alle autorità sanitarie e sollecitando l’erogazione gratuita del succo di agrumi.
I suoi sforzi ebbero successo nel 1795, un anno dopo la sua morte, quando su disposizione dell’Ammiragliato, ogni nave della Marina militare britannica venne dotata di un barile di succo d’agrumi.

Crusca

La vitamina B1 nascosta nella crusca di riso e la fine del beriberi

Nel 1880, circa un secolo dopo il succo d’agrumi di James Lind, l’ammiraglio Takaki sconfisse il beriberi, una malattia causata dalla scarsità di vitamina B, che allora decimava i marinai della flotta giapponese
Takaki sottopose i marinai a una dieta a base di crusca di riso, particolarmente ricca di vitamina B1, riuscendo a ripristinare l’equilibrio alimentare e salvando la flotta.

scienziati

Il moltiplicarsi delle scoperte

Passarono poco più di vent’anni dalla cura a base di crusca di riso, e le scoperte si moltiplicarono. La maggior parte delle vitamine conosciute venne identificata nella prima metà del secolo scorso da vari gruppi di ricercatori, le cui indagini vennero complessivamente coronate da una quindicina di Premi Nobel:

  • nel 1913 Elmer Verner McCollum identificò, assieme a Marguerite Davis, il fattore che protegge dalla xeroftalmia, che aveva sfruttato Ippocrato con il succo di fegato: era la vitamina A, come sarà chiamata in seguito;
  • il principio attivo della dieta dell’ammiraglio Takaki venne identificato da Kazimierz Funk e Christiaan Eijkman nel 1911 come vitamina B1, detta anche tiamina;
  • nel 1922 Elmer Verner McCollum isolò la vitamina D, il cui impiego terapeutico si diffuse nella seconda metà del xx secolo, sconfiggendo il rachitismo;
  • a George Hoyt Whipple (1878-1976), George Richard Minot (1885-1950) e William Parry Murphy (1892-1987) fu consegnato il Premio Nobel nel 1925 per aver scoperto la vitamina B12 del fegato, che protegge dall’anemia perniciosa;
  • il fattore anti scorbuto venne isolato dal succo di agrumi nel 1928 da Albert Szent-Gyorgyi, che vinse il Premio Nobel nel 1937. Accanto alla vitamina C egli identificò anche la rutina e altri flavonoidi, dotati anch’essi d’interessanti proprietà terapeutiche;
  • nel 1931 Paul Karrer definì la struttura della vitamina A;
  • nel 1946 Otto Isler riprodusse la vitamina A per sintesi, anziché per estrazione da una fonte naturale, a costi inferiori e in abbondanti quantità.

In questo approfondimento sulla storia delle scoperte mediche, vediamo come le prime scoperte relative ai farmaci risalgono alla notte dei tempi, quando le malattie erano eventi misteriosi, attribuiti all’ira degli dei o alla sfortuna.
Accanto a chi si affidava agli scongiuri e alle preghiere, già allora c’era chi portava alla luce i primi farmaci naturali e ne traeva un beneficio pratico nella cura delle malattie.

Una bella lezione di serendipità anche per il presente!

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